Un
nuovo atteggiamento non ostile da parte dei Longobardi verso la Chiesa
favorì la nascita nel territorio di monasteri, a cui vennero concessi
benefici fiscali, privilegi, donazioni che aiutarono la ripresa
economica: le locali chiesette di San Pietro e di San Quirico ne
trassero vantaggio divenendo punto di riferimento per i contadini del
posto. Anche l'originaria Fara sul colle Paternum, da fortilizio
militare si trasformò in "sala", cioè residenza con proprietà del
feudatario dei terreni, pascoli e boschi limitrofi.
Con il trattato di Ceprano del 1080, che pose fine alle lotte tra
Longobardi e Normanni il territorio di Paternopoli divenne di proprietà
di Roberto d'Altavilla. I Normanni favorirono la ripresa economica ed
eressero, tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo, il castello.
Esso aveva una porta verso meridione, nel luogo dove sorgeva il
fortilizio longobardo, approssimativamente dove oggi si trovano la
torre campanaria e la piazzetta denominata "Scala Santa". Nell'anno
1139, il feudo fu assegnato in premio al signore di Gesualdo,
Guglielmo, figlio illegittimo di Ruggero Borsa, duca di Puglia. Seppure
coinvolta nelle lotte di potere che caratterizzarono il tardo medioevo,
la posizione geografica dominante le valli del Fredane e del Calore,
che le consentiva il controllo delle vie di transito per la Lucania e
la Puglia, favorì la crescita economica e demografica dell'antica
Paternopoli. Nel conflitto che vide contrapporsi l'aragonese Ferdinando
I, legittimo re di Napoli, ai Francesi del duca Giovanni d'Angiò,
pretendente al trono, l'antica Paternopoli ebbe un ruolo determinante
al punto che il vincitore re Ferdinando, sul finire del 1400, avvertì
l'esigenza di dotarla di un avanzato sistema difensivo, la cui torre si
è conservata quasi integra fino ai principi del 900. Tra i feudatari
che si sono succeduti nel tempo ricordiamo i De Capua , i Filangieri, i
Caracciolo, i i Ludovisi, i Mirelli ed i Carafa d'Andria, ultimi
Signori fino all'abolizione dei diritti feudali (1806). Sul finire del
XVI secolo si costituì in Paterno una confraternita votata al culto di
Maria Santissima della Consolazione. La devozione alla Vergine non si
affievolì durante la peste del 1656 che ridusse drasticamente la
popolazione, e tanta fede fu premiata con l'elargizione di una serie di
eventi miracolosi che si manifestarono a partire dal 16 aprile 1751. Il
XVIII ed il XIX secolo furono caratterizzati da un profondo fermento
culturale. A Paterno si affermò una apprezzata "Scuola di lettere ed
arti" ed uomini di elevata cultura contribuirono alla costituzione
dell'unità d'Italia. Il borgo venne chiamato "Paterno" fino al 1863 (da
cui "Patierno" in dialetto): la parola "Paternopoli" nell'etimo
latino-greco significa Città (polis) del padre (Pater).